Tra rincari dell’acciaio e tempi lunghi per le materie prime: DOVE STA ANDANDO LA METALMECCANICA ITALIANA?

Stefano Panetto – CEO di Oliver Tools – analizza l’attuale scenario di mercato per tracciare un quadro sul prossimo futuro delle imprese e microimprese italiane

Steve Jobs diceva Non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire”.

Credo che questa celebre frase sia particolarmente adatta per intraprendere un’analisi di questo momento storico e cercare di capire – dopo quasi due anni segnati dall’emergenza epidemiologica Covid 19 – quale sia lo scenario economico internazionale in cui si muove l’imprenditoria italiana. Siamo indubbiamente in una fase di transizione per l’industria metalmeccanica del nostro Paese, ma come ci siamo arrivati e dove potremmo arrivare?

Un innegabile punto di svolta si può ritrovare nel marzo 2021, quando il cambio ai vertici dell’amministrazione USA ha interrotto gli accordi tra Cina ed Europa per una nuova via della seta, ridisegnando integralmente le rotte del commercio mondiale. Per l’Italia – e non solo – la prima conseguenza del fallimento degli accordi commerciali con il governo di Pechino è stato l’aumento dei costi delle materie prime causato dalla sempre forte richiesta, ma dalle nuove difficoltà di approvvigionamento. Oggi il costo dell’acciaio è del 50% superiore rispetto a solo un anno fa e la medesima situazione si rileva per quanto riguarda la componentistica elettrica, la cui produzione, come tutti sappiamo, era ormai da tempo stata delocalizzata in Cina.

Marzo 2021, però, è anche il mese in cui a fronte dei cambiamenti nello scenario socioeconomico internazionale, in Italia si è riacceso il dibattito sulle riaperture o il riammodernamento delle acciaierie. Complici le nuove politiche europee e nazionali, volte a ristrutturare le infrastrutture statali per incentivare la digitalizzazione e favorire il progresso industriale ed economico, infatti, si è lentamente iniziato a riportare dentro i confini d’Europa molte delle produzioni prima dislocate in oriente.

Tra la riapertura dei cantieri navali, la rinascita delle ex aree Falck di Sesto San Giovanni e la ripartenza delle filiere regionali, l’Italia – come ha sottolineato Jamie Dimon chairman e ceo di Jp Morgan lo scorso Agosto – “è un paese che sta attraversando una fase di rinnovata espansione economica”. Un importante segnale di quanto questa tendenza sia veritiera è arrivato dal Triveneto: è proprio di qualche settimana fa la notizia che Alessandro Benetton ha deciso di investire nella costituzione di un polo dell’acciaio hi tech nel Nord Est.

Al momento rimangono, quindi, innegabili i rincari dei prezzi dell’acciaio e i lunghi tempi d’approvvigionamento delle materie prime, ma a ben guardare i dati è evidente quanto
la produzione Italiana in questo momento storico sia vertiginosamente in crescita. Un trend che non sembra doversi fermare. La previsione di crescita per quest’anno ed il prossimo è stimata ormai da tempo: + 6% di Pil, una percentuale che non si ipotizzava da almeno vent’anni. È vero, infatti, che tra il 2019 e il 2020 l’Italia abbia dovuto rilevare un Pil del - 8,6%, ma al momento è verosimile pensare che tra il 2021 e il 2022 si potrà ottenere un recupero eccellente con +3,4%.

A guardate i dati, mi sento di affermare che nel momento in cui la produzione italiana ritornerà a piano regime, nazionalizzando la produzione dell’acciaio, l’Italia potrebbe ritornare ad essere un punto nevralgico nello scenario industriale internazionale.

Un’ipotesi ben più valida se si guarda al mercato delle macchine utensili: oggi siamo il quarto produttore di macchinari industriali al mondo, dopo Cina, Giappone e Germania, ma ritengo che presto potremmo tornare a scalare questa classifica riprendo la posizione di leader che l’Italia aveva qualche anno fa.  Secondo gli ultimi dati UCIMU, infatti, nel 2021 la produzione di macchine utensili italiane – nonostante i tempi i lunghi tempi di produzione e consegna, stimati in media 20/30 settimane per tutti i costruttori - è cresciuta e continua a crescere.

Date le previsioni per il biennio in corso e quanto in atto nello scenario italiano della metalmeccanica, sono sicuro che non si potrà che migliorare. Nel frattempo, però, una soluzione immediata per abbattere i tempi di attesa dei macchinari, potenziare il parco macchine della propria impresa e ottimizzare i costi d’investimento, potrebbe essere quella di investire in macchine utensili usate.

In conclusione, l’Europa e l’Italia in particolare stanno indubbiamente vivendo un momento di transazione. Lo leggo, però, come una fase preparatoria: stiamo prendendo la rincorsa per un grande slancio, un boom economico simile a quello che l’Italia ebbe negli anni 60.

Credo che torneremo molto presto a produrre materia prima, macchine utensili ad alta tecnologia, e prodotti metalmeccanici di altissima qualità com’è insito nel DNA Italiano e nella grande tradizione metalmeccanica made in Italy.

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