NUOVA VIA DELLA SETA: COSA CAMBIA PER LE IMPRESE ITALIANE?

Qualche mese fa, prima dell’elezione di Joe Biden alla carica di Presidente degli Stati Uniti, sembrava cosa fatta: una nuova via della seta in grado di collegare la Cina e l’Europa, foriera di scambi commerciali, infrastrutturali e - inevitabilmente - anche di influenza politica. Ma il cambio ai vertici dell’amministrazione USA ha rimesso tutto in discussione, anche accordi prossimi alla firma. E la via della seta ha assunto tutta un’altra connotazione, non senza ripercussioni per i paesi europei, Italia in primis.

La nuova via della seta: il ruolo degli USA

Il primo segnale che gli USA non hanno intenzione di lasciare campo libero alla Cina in Europa, è stato la promessa di investire nei cantieri navali di Elefsina e Alexandroupolis, in Grecia: gli Stati Uniti vogliono farne il contro-canto del Pireo, il porto greco saldamente nelle mani di Cosco China da alcuni anni. Ma non sarà l’unico investimento strategico nel vecchio continente: negli anni a venire d investimenti americani sentiremo parlare anche in Italia.

Via della seta: la versione dell’Europa

Ma non c’è solo il nuovo corso politico americano a incidere sulla Via della seta. Qualche settimana fa i ministri degli Esteri dell'UE hanno deciso di lanciare la loro strategia Globally Connected Europe, che consiste in una serie di progetti per collegare l'Europa al mondo a partire dal 2022. Josep Borrell, alto rappresentante della politica estera europea ha spiegato: "Il progetto ha uno scopo più ampio: mettere la connettività al centro della nostra politica esterna. Abbiamo iniziato a farlo due anni fa con il nostro accordo con il Giappone. Ma sembra che oggi sia molto importante per noi guardare ai problemi di connettività con il più ampio Medio Oriente e in attesa dell'Asia centrale e della Cina. Ma non vogliamo lo stesso approccio e gli stessi obiettivi che la Cina ha con l'iniziativa detta via della seta".

 

Via della seta: l’influenza della Cina

Una migliore connettività a livello mondiale, significa soprattutto riduzione delle dipendenze strategiche per l'UE. La Cina con la via della seta avrebbe aumentato il suo controllo sui porti europei: questo avrebbe creato una dipendenza infrastrutturale dell’Europa verso il dragone, che si sarebbe andata a sommare alla dipendenza dalle importazioni di prodotti critici per la nostra economia, come le materie prime. Una doppia dipendenza che avrebbe dato di fatto alla Cina le chiavi dell’economia europea. I paesi UE hanno invece deciso di incoraggiare le partnership e le connessioni con paesi e regioni che hanno valori condivisi. Proprio come dimostrano gli accordi siglati con India e Giappone per trasporti, energia e progetti digitali.

Cosa comporta la rottura con la Cina

L'interruzione dell'Italia alla via della seta non è indolore. Uno degli effetti della rottura è il rincaro dei prezzi delle materie prime, che prima si acquistavano dalla Cina. L’aumento dei prezzi preoccupa non poco i diversi settori dell’economia italiana, dall’edilizia alla manifattura. Ma c’è anche un aspetto positivo: l'interruzione della produzione di manufatti di provenienza cinese, che piano piano stanno tornando ad essere prodotti in Italia. Certo, ci vorrà del tempo prima che questo sortisca degli effetti positivi: recuperare il calo di produzione italiana degli anni passati - per esempio con l’acciaio - richiede del tempo. Nel frattempo le materia prime scarseggiano e il prezzo di quelle disponibili sale. Ma un po’ di ottimismo per il futuro è possibile.

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